Avviso di Trasloco
Non ho moltissimi lettori, ma questto avviso è per quei casuali visitatori che si avventurano su questo blog. Da oggi cercherò di effettuare il trasloco a jelenaautore.blogspot.com di tutte le poesie e racconti. In ogni modo questo blog continuerà a esistere, ma gli aggiornamenti più recenti potrete trovarli a jelenaautore.blogspot.com
E se la neve fosse magica?
gennaio 20, 2011
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Tag: bambini, bianca neve, desiderio, fame, favola, felici, felicità, magia, magico, malattie, neve, nevicare, nevicata, nuvole, paesaggio neve, poesia, povertà, previsioni, primavera, problemi, racconti con morale, solitudine, soluzione problemi
Vorrei che la neve si trasformasse magicamente in ciò che vogliamo. Se fosse possible, allora ogni volta che nevica la genteriverserebbe sulle strade.
Persone che soffrono la fame potrebbero alzare i loro visi verso il cielo ed aprire la bocca desiderando che la neve si trasformi nel cibo.
Chi soffre di solitudinepotrebbe fare un pupazzo di neve, che si trasformerebbe in un amico fedele, che non si scioglierà con i rpimi giorni di primavera e alla vista delle prime difficoltà.
Potremmo vedere la gente giocare a palle di neve solo per augurare a qualcuno l’esaudirsi dei loro desideri. E la neve fresca alla mattina ci porterebbe un sorriso al pensiero che qualcuno ni notte è stato felice.
La bufera di neve non potrà mai metterci in difficoltà perchè più neve c’è, più grandi sono i desideri che potremmo esaudire. E quando andremo a sciare staremo sciando in tutta la sicurezza e tranquillità.
E saremo tristi con l’arrivo della primavera perchè ci saranno altri sei mesi da aspettare purche un paesaggio magico ci ricorda di esprimere un desiderio con la certezza che si esaudisca.
In attesa …
Guardo la strada attraverso i vetri sudati. I rami degli alberi spogli oscillano sotto il cielo grigio sporco. Qualche goccia si scaglia contro le foglie a terra con luccichio aguerrito. Il resto tace.
Alla mattina mi avvio per andare a lavorare. Alla mattina c’è la nebbia pomeriggio esce il sole, la sera piove, mi tocca sempre riempire la borsa con oggetti “utili” per ogni cambiamento atmosferico, come diceva mia nonna “Non ci sono più le mezze stagioni”
Trascino le foglie e qualche pozzanghera verso l’ufficio, passo tutto il giorno in attesa e infine esco sotto la pioggia, ancora pioggia, di nuovo pioggia. Pesco dalle profondità del “pozzo” l’ombrellino e i guanti, saluto i colleghi, vengo innaffiata da un auto.
L’attesa sta diventando snervante. Oggi di nuovo apro gli occhi, do un occhiata fuori e mi ritrovo sempre lo stesso scenario. Nebbia, grigio, rami, foglie. Poi come nel bar decadente “prendo il solito”, la borsa piena di gadget, lavoro, innaffio “Ma non imparo mai?”.
Dopo una settimana controllai il calendario nel caso qualcuno stesse riavvolgendo il tempo di giorno in giorno. Dicembre. Esco atrezzata per andare al lavoro, scivolo all’uscita e mi faccio un paio di metri col sedere sulla lastra di ghiaccio formatasi durante la notte.
Guardo incredula le cianfusaglie della mia borsa che si sono sparse in ogniddove, sulle quali delicatamente comiciarono a posarsi i primi fiocchi di neve. Ancora a terra scivolai verso il telefonino.
- Ciao Linda, sono Elena, purtroppo oggi non posso venire al lavoro, mi sono presa un brutto rafreddore. Atchiù!



